lunedì, dicembre 19, 2005

Proseguiamo a leggere i pezzi della mini, numero 6:
ci leghiamo all'intervista ad Inguine, ed a un evento di questa settimana: i Franti.
l'intervista che segue fu fatta un anno e passa fa con Stefano Giaccone, oggi, ci sarebbe da scriverne ancora, dato che sta pubblicando un nuovo album personale ed ha riportato sul palco i Franti (dopo venti anni) per la presentazione del nuovo cd: Estamos En Todas Partes che accadrà il 20 ed il 21 dicembre a Torino presso il Cafe Liber, con una festa - concerto, un'occasione unica, a dir poco....


...Stefano Giaccone è stata ed è tuttora una delle anime instabili della musica torinese, chitarrista, cantautore, scrittore, poeta… forse le definizioni sviano e danno un’impressione sbagliata. Al tempo di due decadi fa metteva assieme i Franti, in seguito ha portato avanti progetti come Howth Castle assieme a Lalli o in solista sotto vari pseudomini (Environs, Orsi Lucille…), ha suonato la chitarra coi Kina all’inizio degli anni 90, poi è migrato in Galles, dove lo abbiamo contattato, all’epoca in cui (il 2004), aveva pubblicato un album con Mario Congiu (per Santeria); oggi è tornato in Italia. Qualche anno fa, assieme a Marco Pandin pubblicò un libro (esaurito) dal titolo: “Nel Cuore Della Bestia” che faceva il punto, la storia del movimento musicale antagonista legato al punk italiano dai suoi abbozzi di fine anni settanta sino alla primavera degli anni novanta, con racconti personali, estratti da fanzines, testi… Uno dei documenti migliori pubblicati in Italia sul tema.
C’è un filo diretto con Paper Resistance: Stefano ha partecipato ad numero di Inguine Mahgazine e lo stesso Paper Resistance si dichiara un fan delle musiche di Stefano, non a caso, l’idea di intervistarli entrambi mi balenò a Torino ad un concerto quando proprio incontrai entrambi i personaggi.
L’intervista è stata realizzata per posta.

Mini: Iniziamo da Stefano come persona: oramai hai un’esperienza notevole sia nella musica che nella vita, dai dischi, alle parole, come ti piace riassumere tutto questo ?

SG: Che non c'era niente da capire, come cantava De Gregori milioni d'anni fa! A parte questo, davvero penso che viviamo in un terno presente, se mi guardo alle spalle e tutto ancora cosi vicino per me. E poi io ho tutto ancora da imparare. Bisogna stare con quelli più bravi e imparare, tutto il resto non conta.

Mini: Come vi siete conosciuti, tu e Mario e come siete arrivati a fare un disco come quello che avete realizzato ?

SG: Conosciuti parecchi anni fa, attraverso la collaborazione tra Lalli, me e la Banda Manera, dove suonava. abbiamo registrato, messo su gruppi assieme e girato tutta Italia.

Mini: La scelta delle canzoni del disco come è avvenuta ?

SG: Volevamo interpretare delle canzoni che amavamo, tutto qui. senza un progetto e una costruzione a monte. un progetto laterale alla ns normale attività e che ci a trovato veramente vicini sulle scelte, sia delle canzoni "torinesi" che di quelle "nazionali".

Mini: In questi ultimi anni, si è scritto molto su quel periodo che ha visto il nascere ed il fiorire del movimento punk / diy / chi più ne ha, più ne metta, sono uscite molte ristampe di dischi e qualche libro, tra cui, quello scritto da te assieme a Marco Pandin, che è un quadro preciso e semplice: nel cuore della bestia. Come è nata l'idea per questo libro e che valore può avere un documento di questo tipo oggi, quando il punk è ridotto ad un pezzo del revival degli anni 80 e buona parte del movimento sopravvive a malapena o si è trasformato in altro.

SG: Non so dire del punk oggi. Lo spirito continua, per dirla coi Negazione. E spesso la' dove e' meno "visibilmente" punk. Comunque, il libro che citavi e' stato tra i primi ed e' stato messo insieme con grandissima emozione e rispetto: infatti contiene 2 storie personali (le nostre) e non la storia del Punk. Questo lo fanno gli storici e vivisettori e mi interessa molto poco. Il nostro libro conteneva al 70% documenti e testi dell'epoca senza commento. Questo bisogna fare: tornare ai dischi e ai volantini originali. Il resto e' solo retorica.
Cosa rimane di quel periodo a proposito dei Franti ?
Idem come sopra. Di Franti rimane la voglia di farsi sentire e anche il suo silenzio. In me, l'orgoglio e anche un po' di sorriso amaro, a riascoltarci adesso, 20 e rotti anni in la'.
Come è essere "italiano" in altro paese (da alcuni anni, vivi in Galles) e come vedi le tue "origini", ad esempio: Torino dal fuori ?Ti rendi conto di cosa possa significare essere "di fuori". Tutto sommato qui bene accetto, anche se gli stereotipi si sprecano. Torino? Una citta' bellissima e durissima, casa mia. Anche un bel casino, come il mondo.

Mini: Quale dischi stai ascoltando ora ?

SG: Lhasa, Tenco, blues (Burnside, Muddy Waters), Right in Sight

Mini: Progetti attualmente in cantiere ?

SG: disco nuovo quasi finito...non mi fermo mai!!
.....un abbraccio a presto
sg

lunedì, dicembre 12, 2005

La MINI 6

Qualche parola. Per mettere un punto. Almeno per ora.
Questo che seguirà (in alcuni post sul blog) è il sesto numero della mini fanzine, o per lo meno dovrebbe essere tale: il proseguimento sul web della piccola lettura cartacea ha avuto in questi 3 anni uno sviluppo non proprio positivo, in pratica a livello di numeri in formato elettronico, questo è il secondo, ma come il precedente (quinto), la sostanza non è stata proprio quella voluta; sul web, “i ragazzi della mini” sono stati molto più produttivi con il weblog che sostanzialmente è stata l’esperienza reale di una fanzine collettiva on line.
La gestazione di questo numero era legata ad un tema ben preciso ed anche ad un tempo ben preciso: l’inizio di anno del 2005, invece abbiamo / ho rispettato ben poco gli intenti: il progetto si è prosciugato e le mie forze si sono ridotte allo zero. Il materiale di questo numero non è per nulla fresco… le interviste risalgono ad un anno fa.
Ad ogni modo ci siamo:
il numero 6 comprende qualche intervista lungo il tema portante dell’esperienza del punkrock applicata al resto (della vita ?). Quello che leggerete, in forma di domanda e risposta, credo possa essere molto più interessante di spiegazioni, analisi, opinioni sul tema, da parte mia. Il risultato non c’è, ma è ora di mettere qualcosa per iscritto (per rispetto a chi ha preso parte attiva a questo numero).
La mini 6 viene pubblicata come un post sul weblog e come numero vero e proprio in un imminente futuro sul sito laminifanzine.it

ps: quest'anno, non credo che vedrete un calendario ufficiale della mini: organizzatevi il prossimo anno da soli, fatevi la vostra agenda / calendario by yourself !

Il primo post corrisponde ad un’intervista ai tizi di Inguine / Paper Resistance

Paper Resistance è uno degli autori / editori di Inguine, portale dedicato al mondo del fumetto underground ed alle culture limitrofe, piccola ma intensa fucina di linee e colori oltre che parole forti; da un paio di anni pubblicano anche un vero proprio magazine: Inguine Mah!gazine
Paper Resistance lo conobbi per questioni musicali, proprio legate a fanzine e musica hardcore punk, con la quale mantiene ancora uno stretto rapporto, disegnando manifesti per concerti ed avendo preso parte al libro I punk (pubblicato da Inguine) che associa ai testi di alcuni gruppi italiani i fumetti di alcuni autori.

PAPER RESISTANCE

Mini: Qualche anno fa è comparso Inguine, una nuova voce, trasversale nel mondo dei fumetti e non solo: come nacque il progetto e con quali intenti, in quel momento ?

PR: Inguine come progetto parte nel 2001.
Oltre al sottoscritto c’era Gianluca Costantini (un veterano del fumetto indipendente italiano) e Marco Lobietti, web designer di professione con una passione comune alla nostra.
Nacque dalla voglia o dall’idea di cominciare far parlare il fumetto attraverso un linguaggio differente, quello della rete appunto, visto che inguine prima di tutto è un sito. Questo ci permetteva di trattare il fumetto attraverso un mezzo nuovo, che non era più quello della tavola disegnata, del supporto cartaceo, ma quello dello schermo, di internet. Per cui per forza di cose non era sufficiente né tanto meno utile, scansionare un disegno e metterlo sul sito, ma bisognava trattarlo in maniera differente, perché diverse erano le condizioni ed i tempi di fruizione di un qualcosa che era un’immagine sullo schermo e non più un giornaletto/rivista che ti gestisci tra le mani un po’ come ti pare. Per questo abbiamo iniziato a muovere questi disegni, a farli parlare, a farli suonare, a farli diventare qualcosa di diverso. Perché era proprio internet e tutti i programmi che oggi ti consentono di fare un po’ quello che ti pare con le immagini a permetterlo. È lì che entra in gioco il trattamento inguine.
Lavorando in rete poi, si aveva la possibilità di produrre del materiale a costo zero. Nel senso che la rete ti permette di produrre e far circolare dei contenuti senza affrontare costi vivi come quelli di una tipografia oppure ti permette di scavalcare uno dei problemi principali come quello della distribuzione del materiale.
Essendo poi un’esperienza sostanzialmente nuova, almeno per quanto riguarda l’Italia, e non lavorando come una casa editrice, tutti gli autori che sono stati coinvolti nei nostri progetti, lo hanno fatto in assoluta scioltezza perché erano liberi da vincoli di qualsiasi genere da una parte, e perché facevano qualcosa di nuovo dall’altra. Nel corso del tempo abbiamo avuto modo di lavorare con un sacco di gente. Sia italiana che non. Sia illustratori / fumettisti che non. E questo a fatto si che inguine acquisisse una certa credibilità.
O per lo meno deve essere questo, quello che ha pensato il nostro editore Francesco Coniglio (della Coniglio Editore, già Mare Nero) quando nel 2003 ci ha proposto di fare una rivista a fumetti totalmente gestita da noi. Inguine mah!gazine appunto. Rivista quadrimestrale partita nel 2003 e che ad oggi conta sei numeri pubblicati. Inguine mah!gazine è un contenitore di parole ed immagini/fumetti di 48 pagine. A volte è un contenitore tematico, altre è un contenitore antologico. Tutto il materiale che viene pubblicato è completamente inedito. Spesso e volentieri vengono presentati degli autori stranieri che non hanno mai fatto niente per l’Italia. E questo solo perché fino a quel momento non esisteva un qualcosa che potesse contenerli.

Mini: Il mondo del fumetto, a dire il vero, ci è abbastanza sconosciuto, come è
oggi, in Italia, secondo il vostro punto di vista ?

PR: Premessa. Parlo dal mio punto di vista. E parlo solo del fumetto indipendente, non fosse altro per il motivo che è quello che mi vivo, con cui ho a che fare e che mi diverte più del resto. Per cui posso dare una risposta più sensata solo riguardo a questo.
Secondo me, il fumetto oggi in Italia vive un periodo migliore. Nel senso che sono ormai numerose le realtà che regolarmente mettono fuori delle pubblicazioni degne di nota, tutte diverse tra di loro. E soprattutto fatte bene.
Penso ai ragazzi di Donna Bavosa, che oltre a pubblicare dischi editano dei fumetti dai contenuti veramente notevoli ed singolari, oppure ad Alessandro Baronciani che attraverso l’idea piuttosto originale di far girare i suoi fumetti solo attraverso abbonamento è riuscito creare intorno a se una schiera di aficionados sempre più folta e variegata, riuscendo a sdoganare il suo lavoro anche fuori dal solito circuito.
Ultimamente poi a Bologna un gruppo di disegnatori si è riunito intorno ad un nome collettivo chiamato Canicola (www.canicola.net) e hanno deciso di spingersi a vicenda anche attraverso una pubblicazione totalmente autoprodotta che raccoglie le loro storie. Ma a parte queste, che sono solo alcune delle esperienze a me più vicine, è evidente il numero sempre maggiore di pubblicazioni che vengono fuori. E questo è un buon segnale che ad esempio fino allo scorso anno non c’era. È solo un segnale positivo, non è una rivoluzione. Perché la visibilità resta comunque spesso limitata. Tutte queste pubblicazioni mi rendo conto che non siano proprio di facile reperibilità, anche perché la gente non è abituata ad andare in una libreria / fumetteria per compare un fumetto. Delle volte ne fa volentieri a meno. Ed in edicola poi trova sempre le stesse cosa da una vita. Bonelli, Marvel, manga e Walt Disney. E questo è un aspetto da non trascurare.
Per esempio, a parte tutti i meriti che nessuno discute, Frigidaire e tutti i suoi autori negli anni ’80, sono stati una potenza anche perchè uscivano in edicola. Tutti conoscono Pazienza, ma tutti lo compravano sotto casa, nessuno in libreria, forse anche (e sottolineo anche!) per questo era entrato nell’immaginario comune… Solo che per uscire in edicola devi avere una tiratura minimo dieci volte superiore a quella della libreria, devi avere un editore disposto a scommetterci e rischiare e… potrei continuare ma questo è un altro discorso…

Mini: Le fanzines, su carta sono ormai rare, il tutto si è trasferito su web,
mentre alcuni rarissimi casi sono diventati progetti editoriali, vi
riconoscete nell'identità di una fanzine ?
....Inguine Mah!gazine è l'espressione più diretta del mondo (dell')inguine,
come siete arrivati a questo progetto ?
state procedendo in un percorso ogni volta diverso, l'unica costante la si
ritrova in 2 elementi: la parola e la grafica, mentre la forma è in continuo
mutamento...

PR: C’è da dire che noi abbiamo fatto un po’ un percorso inverso. Nel senso che Il progetto editoriale è venuto dopo, o meglio è stato un naturale sviluppo del progetto in rete. Spesso capita il contrario.
Così come c’è da dire che se anche all’inizio avessimo avuto le possibilità di pubblicare una rivista, piuttosto che mettere su un sito, probabilmente inguine non sarebbe stata la stessa cosa, perché i tempi non erano maturi per portare avanti un progetto simile.
Ma noi abbiamo un rispetto oserei dire “religioso” verso il supporto cartaceo proprio perché a livello sensoriale è tutta un’altra cosa avere tra le mani una rivista piuttosto che stare attaccato davanti allo schermo. Anche se i due mezzi offrono possibilità diverse.
Dire che noi ci riconosciamo nelle fanze non sarebbe proprio corretto.
Lavoriamo con una casa editrice, che ci dà carta bianca, questo si,
ma che oltretutto fa il suo lavoro di casa editrice, stampando una pubblicazione, promuovendola e distribuendola. Avere a che fare con un editore non corrisponde proprio al modus operandi di una fanzine. Però tutti abbiamo fatto delle fanze, tutti ci partecipiamo quando interpellati, così come tutte le volte che ne abbiamo una tra le mani la trattiamo con il dovuto rispetto, così come molti degli autori che pubblichiamo, o con cui abbiamo a che fare vengono fuori da li.
Quanto alla forma in continuo mutamento…
Se la forma viene intesa nei contenuti, il formato che utilizziamo, cioè una rivista di 48 pagine pubblicata ogni quattro mesi, per forza di cose non ti permette di seguire un discorso, o meglio un tema, in forma continua.
Quattro mesi sono un arco di tempo troppo lungo per mantenere l’attenzione su un argomento, per cui si cerca di trattarne uno ogni volta. In maniera il più possibile esaustiva.
Se la forma viene intesa per quello che vedi ogni volta, allora va di conseguenza, perché gli autori e i rispettivi segni sono se vuoi una causa/effetto dell’argomento trattato. Così come tutta la grafica di ogni numero. Diversa tutte le volte, un po’ perché tutti i numeri sono diversi,
un po’ perché mi piace complicarmi la vita (visto che la grafica la faccio io…)

Mini: Il quinto numero parla di un'epoca (il fascismo) che in questo periodo è stato in parte rivalutato (non da voi e ne qui), tra revisionismo storico e la realtà dell'oggi; una forma che ipotizziamo a definire revisionistica, con tante virgolette è quella di guardare al passato (cosa che la mini sta facendo in questo numero), in riferimento alle radici: penso alla pubblicazione di i punk: fumetti sul punk / hc italiano: il passato ritorna spesso come tema dalle parti di
inguine, come mai ?

PR: Il passato ritorna spesso e basta direi io. Anche al di fuori di quello che è inguine o le nostre produzioni. Ritorna sotto forma di revisionismo, di revival, di ricerca o quant’altro. E per quanto mi riguarda è importante tenerlo in conto e farci caso. In tutti i contesti e con la giusta attitudine.
Da parte nostra, raccontando storie o rappresentandole attraverso il segno,
magari delle volte trattiamo argomenti partendo da un punto di vista storico,
ma che comunque non sono “passati”. Questo vale sia per il punk che per il fascismo. Non so quanto questa scelta sia voluta. Forse nemmeno m’importa.
Però io ai corsi e ricorsi storici un po’ ci credo…

Mini: Come mai, la parola inguine ?

PR: L’inguine è una parte del corpo che tendenzialmente viene meno esposta ma che paradossalmente è anche tra le più sensibili agli stimoli esterni.

Mini: Cosa sta per uscire dalle vostre matite ?

PR: Cosa sta per uscire dalle nostre matite… allora vediamo io ad esempio sto lavorando ad un libro che uscirà per l’estate. È un libro sull’hip-hop,
trattato da un punto di vista politico/culturale. Si chiama “it’s more than hip-hop”. È un saggio scritto da Giuseppe Pipitone a.k.a. U-net che raccoglie una serie di interviste fatte da lui durante i suoi viaggi negli Stati Uniti a personaggi che ha fatto grande questo fenomeno, più una serie di scritti che analizzano nello specifico il movimento. Sarà edito dalla Shake e dentro ci saranno delle mie illustrazioni.
Inoltre sto preparando un libro di illustrazioni a metà con Pasquale Todisco, conosciuto come Squaz. È un libro a metà, o uno split-book se preferite, che si rifà un po’ alla formula dei “25 disegni” un libro di llustrazioni che abbiamo pubblicato lo scorso anno e che vedeva come protagonisti Blu ed Ericailcane. Due illustratori fuori dal comune particolarmente popolari nel campo dei graffiti.
Gianluca Costantini sta per uscire con un romanzo autobiografico (a fumetti of course…) di 120 e passa pagine. A mio parere bellissimo. Si chiama “vorrei incontrarti” ed è pubblicato per la casa editrice ravennate Fernandel.
Al momento è fuori il numero sei di inguine mah!gazine.
Cominciamo a lavorare al successivo. Uscirà a giugno. Anche questo sarà tematico e tratteremo il carcere.
E poi ogni tanto ci sono le uscite che nn riguardano noi nello specifico, ma autori a noi vicini di cui curiamo e produciamo le edizioni.
E poi altro. Tanto per fortuna.
Tutte le info del caso sono sempre reperibili al solito indirizzo.
http://www.inguine.net

respect.
End ][ bye.
Paper Resistance

mercoledì, dicembre 07, 2005

Democracy ! We Deliver !
valle di susa (pressi di venaus) - valle del tevere (pressi di roma)
6 dicembre 2005:
Pisanu: "Nessuna carica". La resistenza dei manifestanti no-Tav "è stata superata dalle forze dell'ordine senza l'effettuazione di alcuna carica", ha affermato una nota diffusa dal Viminale, nella quale il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu esprime "vivo apprezzamento alle forze di polizia per la grande professionalità e lo spirito di sacrificio che stanno dimostrando sia nel ripristinare le condizioni indispensabili di legalità nel cantiere, sia nel garantire l'ordine pubblico". fonte

martedì, novembre 22, 2005

Dalek, a Torino, il 21 novembre al cafe procope.

6 mesi dopo, circa.

maneggiano una massa rumorosa, appena sfornata, ancora incandescente: rumore bianco e nero dal quale escono le urla (reali) della musica degli ultimi 50 anni e della società odierna (attraverso le liriche).

mentre sei lì davanti al loro gesticolare a tempo, accade un rapimento visuale, ogni possibile immaginazione che l'uditore potrebbe avere in quel preciso istante viene congelata dalle parole incisive accompagnate da un costante incedere granitico.
se si separano i brani dalla dimensione live, questi potrebbero suonare come colonna sonora ideale di una qualsiasi puntata della trasmissione blob.
gli arrangiamenti dei brani suonano sin meglio che sui dischi, sono più articolati, la struttura gira attorno a lenti pattern di batteria ingabbiati in un magma di suoni dissonanti che in lontananza riconosci come campionamenti di chissà quale musica... le parole, il così detto, rappato, si distingue maggiormente rispetto alle registrazioni.

con loro (ma non solo), cambia anche l'ottica di un concerto hip hop: il dj ora, si muove tra un mixer, due computer portatili ed un controller, ma l'approccio è il medesimo: le macchine vengono utilizzate come se fossero dei giradischi.
questo stato di cose che si crea mentre suonano, muta quando scendono dal palco, ed è dalek stesso ad occuparsi del merchandise, riassumendo le sembianze umane e di un tipo a prima vista, gentile.

lunedì, novembre 21, 2005

non leggo più blogs; non ne scrivo quasi più
leggo riviste di information technology, ed a dire il vero, leggo ma non pratico un granche'
ascolto compositori di musica moderna e non più gli zero boys (beh, non proprio, viciuos circle è un vero piacere)
ho rinnovato la presenza della mini fanzine su internet per un altro anno, ma non so bene per che: forse per mantenere in vita l'archivio; il numero 6 è ormai vecchio e credo non interessi a nessuno, leggerlo.
ho scoperto che mi piace fare il dj, e quasi quasi, lo farei di mestiere, invece...
ho comprato un'agenda, una di quelle da tenere in tasca, così vedo di essere un po’ più organizzato: ricordarmi cosa manca nel frigorifero e nei prodotti per la pulizia della casa... o forse soltanto per riempire i giorni con delle scritte, dare un senso ad un apparente vuoto ?
mi interesso sempre di meno a quel che capita fuori di queste pagine, fuori dal mio spettro visivo.
a parte ciò, queste pagine sono in via di ridefinizione: una specie di punto e a capo, forse solo punto. aiutatemi a mettere il capo.

venerdì, settembre 23, 2005

mini post.

miss italia abita vicino a casa mia.
dovremmo essere tutti dei musicisti; my generation è cresciuta durante gli anni delle scuole medie, suonando il flauto durante l'ora di musica, senza aver imparato nulla sulla musica, in realtà. il flauto lo si acquistava in cartoleria, non in un negozio di strumenti musicali.
non abbiamo imparato nulla a scuola, gli acquisti in edicola delle enciclopedie in fascicoli avrebbero dovuto essere una possibilità di recuperare, invece, se riuscivi ad unire assieme tutti i fascicoli, riuscivi nell'intento di avere la tua bela enciclopedia da esporre sulla libreria a prendere polvere. ora al posto dei fascicoli, compriamo in edicola i modellini, gli orologi, le monete e tra poco anche il cibo in formato fascicolo.

martedì, agosto 02, 2005

ho scritto la parola fine.
ma prima della fine c'è sempre un finale o qualcosa del genere.
leggerete ancora stralci dal fatidico NUMERO 6 della mini, quello che è stato scritto/raccolto nell'ultimo anno e che non ha mai preso la forma che doveva assumere: una fanzine.
dopo di che è la fine.
no communication !

lunedì, maggio 23, 2005

la memoria. prima o poi riusciranno a rubarla, per ora resta il bene comune più grande. soprattutto per ricordare gli errori. 60 anni fa, la liberazione, la fine di una guerra; la memoria non ha funzionato così bene in questo periodo, questo è certo, ma siamo ancora in grado di ricordare.
personalmente ho provato parecchia emozione, a visitare la mostra "la lunga liberazione" nonostante non abbia vissuto neanche lontanamente quel periodo, quei drammi, quell'italia, quel mondo, però è qualcosa che fa parte di tutti noi, esseri umani. la lunga liberazione è una mostra fotografica che parla letteralmente degli sguardi della gente durante stata la lotta per liberare la penisola dal nazifascismo; fotografie vive. la memoria.
la mostra è ospitata a Torino al Museo Diffuso, luogo stabile di memoria sulle guerre e sui diritti civili, che ospita anche una sezione permanente in formato multimediale su come ha vissuto quel periodo, Torino, sotto la guerra, tra il 38 ed il 45. (a dire il vero, questa parte debbo ancora visitarla, a causa della forte affluenza di pubblico nel giorno in cui visitai il museo).

sabato, maggio 14, 2005

Dälek, o del sublime

Il suono del nostro tempo, per quanto possa essere detestabile, questo tempo e questo suono. (G. L. Ferretti)

Come qualcuno che recita parole sul fragore di un bombardamento a tappeto, sul WTC che crolla.
Tu lì, a guardare/ascoltate, sgomento e compiaciuto, con le orecchie a pezzi.
Tutta la musica del XX secolo, distorta, epica, marziale, masticata e digerita, restituita sotto nuova forma, in un pugno di canzoni.
Citazioni, echi del passato, riappropiazione di musiche dalle radici nere; cerchi che si chiudono, muri che crollano.
Un concerto di Dälek, forse ancor più del disco, ha certamente a che fare col sublime, quel sentimento, come ha affermato Karlheinz Stockhausen, che è proprio della dismisura.
Dismisura di volumi, dismisura di distorsioni, dismisura dei battiti che si intersecano ai clangori.
SI resiste alla repulsione e si resta lì, succubi, affascinati, impotenti.
Il sublime è un sentimento che mescola insieme sgomento e piacere e ha la propria origine nel grandioso, nell’incommensurabile di fronte a cui l’uomo prova un senso di finitezza, di fragilità.
Il sublime si pone al confine fra etica ed estetica.
Lì, il confine fra bello e brutto, piaciuto o meno si dissolve. Inizia dell’altro.

Gate 52 [posto un po’ triste], Bussolengo (VR), 13 maggio 2005

Tutte le parti in corsivo sono tratte da Crolli di Marco Belpoliti (Einaudi, 2005)

sabato, maggio 07, 2005

pronto ? uhm, si sente male... prontoooooo !?
abbiamo lasciato un po' sola la mini, ed ora quasi non risponde più.
ora cerchiamo di riprendere una posizione comoda sulla poltrona di comando e veniamo di sistemare, le cose; sembra ci sia parecchio materiale su cui scrivere, ma prima mettiamo a punto i macchinari.

mercoledì, aprile 13, 2005

Dalle parti di Verona c’è un bel posto, l’Emporio Malkovich. Lì sabato c’era Polvere (No, non è una constatazione di scarso igiene :-) )
Di certo, non un concerto normale.
Probabilmente quella del duo Iriondo/Coletti è una musica più divertente da fare che da ascoltare: chitarre (elettro e acustiche), batteria, nastri, Mac e varie aggeggi autocostruiti che accostano abissi di rumore e micro suoni, elettronica e distorsioni elettriche, noia e sollievo che si rincorrono, sudore.
O Forse, più probabilmente, non ha fra i suoi scopi quello di essere divertente. Anche per questo, non un concerto normale. Bisogna cercare altre vie.
Una possibile:
sarebbe bello poter girare intorno ai musicisti, sbirciare quello che fanno, chiedersi qual’è l’effetto di una paglietta per pentole sfregata su delle corde di basso per essere soddisfatti il secondo dopo, immergersi con tutti i sensi nel processo creativo di questa musica.
Magari la prossima volta...

mercoledì, marzo 23, 2005

...l'altro evento, in ottica del tutto personale, è stato il live di Biosphere, tipo norvegese con laptop (non di quelli etichettati: fanno finta di suonare nascosti dal monitor), che con il supporto di Egbert Mittelstadt, ha realizzato una performance intensa tra il suono in continua, ma lenta modifica e l'immagine di movimento (fluido). la parte visuale è stata curata da Egbert Mittelstadt, sulla base di immagini di movimento, trasformate in azioni ferme ed il suo contrario. L'integrazione tra i due aspetti è stata decisamente positiva, in particolar modo per quanto fatto Egbert, artista che non conoscevo per nulla, cercherò di seguirlo in futuro.

visto che ci siamo, segnaliamo, due iniziative nostrane:
IN/OFF CAMERA 05: rassegna di proiezioni cinematografiche con commenti sonori dal vivo, presso il Cafe Liber a Torino
CASSETA ACUSTICA: Canzoni in forma di raccontoRacconti in forma di canzoneRacconti in forma di visione, presso Casseta Popular, a Gruglaisco (alle porte di Torino)

venerdì, marzo 18, 2005

nel giro di poche settimane, ho avuto la possibilità di assistere ad un paio di eventi musicali che attendevo, da parecchio tempo: la reunion degli MC5 sotto la sigla DKT/MC5, ad indicare le iniziali dei cognomi dei restanti (in vita) membri della seminale formazione di Detroit, che a fine anni 60 fece la propria esplosione ed anche quella di un certo modo di intendere e far musica. E' da circa un'anno che hanno ripreso a suonare assieme, con il supporto di una serie di ospiti per le parti vocali e di seconda chitarra; ovviamente non hanno prodotto nulla di nuovo a livello di brani, in questo periodo: vivono sulla loro storia, scritta 35 anni fa, ed a parlarci assieme, non hanno molta voglia di parlare di passato, preferiscono che sia il concerto a parlare... semmai sono interessati a parlare di altro, ad esempio di Detroit, che sembra proprio avere una storia comune con Torino, fatta di fabbriche, che inglobano e poi sputano fuori milioni di persone, creando un terreno non facile in cui vivere/crescere... così sono i Motor City 5. Sul palco, cambiano pelle, rimangono soltanto le facce vissute ed i capelli bianchi, ma l'energia è quella di un tempo: il suono metallico, potente e quasi perfetto nell'esecuzione. ospitano, in alcuni brani, un certo Gilby Clarke, un cert'altro Hansome Dick Manitoba (nel momento in cui sale sul placo, si presenta così: "You can call me Handsome...you can call me Dick..but mostly you can call me Animal..." e lì attaccano proprio il brano Animal), un uomo che fa paura, per come gestisce il palco ed il pubblico (prima del concerto, era parecchio quieto e gentile...) ! la torta (leccornia) del concerto è stata completata da altri 2 particolari: la terza ospite, Lisa Kekaula, cantante con C maiuscola e soprattutto ottima interprete dell'anima MC5 (lo si può notare, anche quando canta col suo gruppo: i Bellrays)... e la neve, che durante il concerto è iniziata a scendere sulla città…. Ma questo è un fattore personale… l’altro evento è stato il concerto dio Biosphere, ma ne riparliamo la prossima volta…

mercoledì, marzo 16, 2005



Quant'è la gente che che legge questo blog?

Proviamo contarci, inserendo un messaggio nei commenti e magari dicendo se siamo frequentatori abituali o occasionali.

mercoledì, marzo 02, 2005

come comunicate ?

è un dato soggettivo, quello che riporto:
scrivere una lettera ad un amico/a è un'azione che ormai sta scomparendo, sostituita dall'e mail; anche le parole pian piano vengono sostituite da abbreviazioni, neologismi (che riassumono concetti in poche lettere)... ma soprattutto, la comunicazione è diventata scarna: poche parole, immediate e veloci, come quelle di un agenda di appuntamenti: ore 14, appuntamento con xyz in piazza dante /// tutto bene ? hai comprato il cd ? qui tutto bene, ciao.
la comunicazione è frenetica, immediata, come un messaggio del telefono cellulare.
ci stiamo perdendo qualcosa, mi chiedo ? la "conversazione" a due, per iscritto, funziona ancora ?
va detto che la comunicazione non si è interrotta, anzi... fanno esempio i blog: uno che scrive per/verso gli altri; in questo caso la comunicazione è fluente, proprio perchè vicina al concetto di diario e/o della notizia.
sono perplesso, invece sulle comunicazioni tra due individui: ci sono ? è solo un mio punto di vista (quello di sopra) ?

venerdì, febbraio 25, 2005



Un disco che mette in crisi.
Di quelli...difficili, che un po’ ti vergogni a dire che lo ascolti perché sembra che te la tiri.
Di cui fai fatica a decifrare i codici che, tra l’altro, si dice non esistano.
Che non capisci bene che senso possa avere, fatto salvo l’equilibrio sottile fra piacere e sofferenza che ti dà, e le continue sensazioni, diverse ad ogni ascolto, colonna sonora per viaggi mentali.
Ma non è possibile che il ruolo degli autori sia così defilato, due musicisti in cerca d’autore.
Ci deve essere dell’altro.
Forse va cercato nei riferimenti letterari, forse nelle pieghe delle voci.
Ma finché non ne vieni a capo, resta un disco senza un preciso significato.
Solo in questo, come tanti altri.

È questo.

mercoledì, febbraio 23, 2005

entriamo ufficialmente nel 2005, con il nuovo calendario.
a dire il vero, avevamo tanti propositi, ma per ora li abbiamo mssi da parte: ci sono altre urgenze, personali, rispetto alla mini fanzine.
per cui, iniziamo a segnare sul calendario appuntamenti, viaggi, idee, ipotesi; la realtà verrà giorno per giorno...

giovedì, febbraio 10, 2005

manca un'anno.
la città, torino, è un cantiere, il traffico vola a mille, il cielo è realmente grigio, l'area è irrespirabile, ma si fa la faccia bella, nonostante tutto sia davvero grigio.
iniziano a comparire massiciamente le mascotte dell'olimpiade, quei sorrisi, sono dei ghigni.

martedì, febbraio 08, 2005

quasi per caso.

il cinema al mattino, un'usanza, non di mia abitudine, e non solo: nel passato, le sale ospitavano i mattinieri studenti, da un po' di anni (parecchi...), il primo speccatolo inizia alle 15,30... per cui alzarsi presto al mattino per essere al cinema alle 10,30 è qualcosa di anomalo, al botteghino / cassa, avresti voglia di chiedere un cappuccino e una brioche, non 2 biglietti per la nina santa. dopo che ti sei svegliato, in quel di udine, con il sole pallido dei primi di gennaio, ti rendi conto dell'anomalia: andare al cinema di mattina in una ex scuola trasformata in cine / centro culturale con annesso bookstore (ben fornito di libri di arte, cine, storia), con 4 sale di proiezione... insomma un bel posto dove guardare un film, tutto l'opposto delle 11 sale con poltrona formula 1, porta pop corn e 30 minuti di spots prima che compaia sullo schermo: "Polipo Productions presenta....". In anteprima, questa mattinata offre il film di lucrecia martel, girato in argentima, più precisamente in un albergo, un'ambiente chiuso ed aperto al tempo stesso, lì crescono due adolescenti in mezzo ad una cultura cattolica forte (chiuso) ed alle tentazioni della vita da scoprire, che in questo caso possono essere anche violente (aperto).
uscendo dalla sala, noto che l'altra protezione della mattinata era melinda melinda: oh! un altro film di woddy allen: uhm...
un paio di settimane dopo, andando al cine per vedere ferro 3, scopri che quella sera in quell'orario il suddetto film non è in programmazione, così mancando pochi minuti, decidi di curiosare cosa offre l'altra sala del cine, che caso: melinda melinda... ha un suo stile da sempre, difficilmente fa un film che non mi piace, semmai ne ha fatti alcuni che mi hanno annoiato. il caso, questa volta è stato positivo: melinda, due donne dallo stesso nome in storie quasi opposte, orchestrate dall'immaginazione di due scrittori (alter ego di w. allen ?), è la vicenda dell'umano vivere, secondo la visione di questo piccolo newyorkese.

martedì, gennaio 18, 2005

Una moltitudine di crestati-borchiati-pellati affolla il Magazzino 47 di Brescia, sabato sera. Io, esteticamente fuori tono, temo di essere scambiato per uno della DIGOS. Non succede, bene così. Moltitudine crestata, dicevo; impossibile non pensarci: forse un concerto dei Kina negli Ottanta era così. Ma stasera i punk sono soprattutto qui per i Vice Squad, e siamo in pochi a goderci i Frontiera. Fa niente. Fa niente anche che nel tendone del Mag47 più che ascoltarle le canzoni si intuiscano, perchè quello che si deve capire si capisce. Che se anche assomigliano ai Kina, e non potrebbe essere altrimenti, non c’è traccia di nostalgia a buon mercato, ma neppure di stanca ripetitività, come una specie di Rolling Stones hardcore (chi ha detto Bad Religion?!?). Che ce ne sono ancora di cose da dire, basta trovare la voglia e le parole, come quei bluesman del Delta la cui musica non invecchia mai. E che, sarà l’abbassamento dell’età media, c’è un tiro esagerato e una ruvidezza che, pur fra mille sfumature, richiama più “Irreale realtà” che non “Parlami ancora”. Un po’ mi fa ripensare alla parabola artistica dei Seein’ Red, dagli esordi quasi melodici agli estremismi quasi-Larm delle ultime cose, a chiudere il cerchio (che tuttavia, essendo composto da infiniti punti, no ha inizio né fine).
Una frontiera è superata, l’altra...è a mezzo serbatoio da qui.
E i Vice Squad? Li annunciavano come motorheadiani, ma appena attaccano si rivelano per quello che in realtà sono: power metal. I crestati, comunque, paiono gradire. “Sembrano gli W.AS.P.”, suggerisce qualcuno che ne sa. Grandi.

lunedì, gennaio 17, 2005

11 novembre 1975
nei corridoi, caldi ed ampii, colorati con vernice lucida, vedevo spesso, questi cartelli, bianchi, con scritta rossa: vietato fumare ...legge n.584 dell'11 novembre 1975. l'ospedale era davvero uno dei pochi luoghi pubblici dove non si fumava (o per lo meno di rado vedevi qualcuno, per lo meno lo faceva vicino a finestre o nei cortili interni); assieme a quel cartello, a volte ne trovavi qualcuno sul tema del cancro ai polmoni: il più delle volte, erano delle vignette ad illustrare i danni del fumo al nostro organismo. era un'altra epoca. ora nel regno del regime, quella legge e le successive vengono rispettate: hanno fatto notizia, clamore, sensazione, ed allora la gente se n'è accorge, ne discute, proclama di appellarsi, ma per lo meno, nei locali pubblici, la gente non fuma più, esce fuori, in strada. c'è voluto un bel po' di sensazionalismo, per dare un certo (falso) senso civico ai compaesani su come comportarsi. mi fanno notare, (ultimamente seguo poco gli avvenimenti del mondo) che
dietro a queste leggi da prima pagina (tipo meno tasse per totti), passano una serie di leggi che fanno tutto il contrario del bene comune / civico, aumentando tassine e spese o togliendo diritti.