ok, l'estate è finita. me ne accorgo quando inizio di nuovo a frequentare i locali al chiuso, dai quali esco che so di fumo; le prime volte, tossisco parecchio. così è capitato nel passato weekend: tra un concerto dei guided by voices, una birra con gli amici ed un altro live, dei motel connection. riprendo a fare quelle cose che mi fanno sentire un po più a casa, io pendolare di trenitalia nella tratta torino milano, 147 km nei quali collezziono ritardi, locomotive rotte, foto dal finestrino ed i particolari di ogni stazione.
nel frattempo faccio girare qualche idea nella mia testolina: una riguarda questo posto qua, ed in particolar modo, la creazione di stencil utilizzando imamgini e frasi dei post. uhm... faccio girare ancora l'idea....
lunedì, settembre 15, 2003
giovedì, settembre 11, 2003
...lo spirito continua, il compare tragico romantico consiglia di leggere i ragazzi del mucchio, io lo farò a breve.
la "forma" è entrata dentro la gente, metabolizzata ed ora ha altre forme. la funzione invece ?
io, mi sento legato pi al passato che al presente del punkrock: ad un certo punto, qualcosa è cambiato, non so, forse siamo un po' più vecchi ?
la "forma" è entrata dentro la gente, metabolizzata ed ora ha altre forme. la funzione invece ?
io, mi sento legato pi al passato che al presente del punkrock: ad un certo punto, qualcosa è cambiato, non so, forse siamo un po' più vecchi ?
QUIZÁS, QUIZÁS, QUIZÁS
(written by Osvaldo Farrés, Cuba, 1947)
Siempre que te pregunto
Que, cuándo, cómo y dónde
Tú siempre me respondes
Quizás, quizás, quizás
Y así pasan los días
Y yo, desesperando
Y tú, tú contestando
Quizás, quizás, quizás
Estás perdiendo el tiempo
Pensando, pensando
Por lo que más tú quieras
¿Hasta cuándo? ¿Hasta cuándo?
Y así pasan los días
Y yo, desesperando
Y tú, tú contestando
Quizás, quizás, quizás
Estás perdiendo el tiempo
Pensando, pensando
Por lo que más tú quieras
¿Hasta cuándo? ¿Hasta cuándo?
Y así pasan los días
Y yo, desesperando
Y tú, tú contestando
Quizás, quizás, quizás
(written by Osvaldo Farrés, Cuba, 1947)
Siempre que te pregunto
Que, cuándo, cómo y dónde
Tú siempre me respondes
Quizás, quizás, quizás
Y así pasan los días
Y yo, desesperando
Y tú, tú contestando
Quizás, quizás, quizás
Estás perdiendo el tiempo
Pensando, pensando
Por lo que más tú quieras
¿Hasta cuándo? ¿Hasta cuándo?
Y así pasan los días
Y yo, desesperando
Y tú, tú contestando
Quizás, quizás, quizás
Estás perdiendo el tiempo
Pensando, pensando
Por lo que más tú quieras
¿Hasta cuándo? ¿Hasta cuándo?
Y así pasan los días
Y yo, desesperando
Y tú, tú contestando
Quizás, quizás, quizás
martedì, settembre 09, 2003
piove, è acqua fredda che cade, quasi un sogno per un'autunnale come me.
sono stato all'indipendent days, domenica, e ieri ed oggi ne ho letto un po' ovunque di pareri (su forum e blog). era un festival musicale (è stat l'ultima edizione) in quel di bologna, una cosa grossa: polvere, punks ragazzini, gruppi, casino.
ho pensato al fatto che qualche tempo fa, non troppo addietro, ero "punkrock" , ora ne sono del tutto distante, almeno a quello che c'è oggi in giro, forse l'ho già scritto proprio qui: tutta quell'esperienza (mia: non ce n'è, concerti, dischi, discussioni, manifestazioni, altro ed altro ancora) mi ha lasciato parecchio, non sarei qui, non penserei così. spero lasci qualcosa anche a quelli di oggi, dubito.
felice del passato, indifferente al presente.
passato: radio birdman, presente: ataris.
boh... spengo.
me ne vado a casa, sotto la pioggia.
sono stato all'indipendent days, domenica, e ieri ed oggi ne ho letto un po' ovunque di pareri (su forum e blog). era un festival musicale (è stat l'ultima edizione) in quel di bologna, una cosa grossa: polvere, punks ragazzini, gruppi, casino.
ho pensato al fatto che qualche tempo fa, non troppo addietro, ero "punkrock" , ora ne sono del tutto distante, almeno a quello che c'è oggi in giro, forse l'ho già scritto proprio qui: tutta quell'esperienza (mia: non ce n'è, concerti, dischi, discussioni, manifestazioni, altro ed altro ancora) mi ha lasciato parecchio, non sarei qui, non penserei così. spero lasci qualcosa anche a quelli di oggi, dubito.
felice del passato, indifferente al presente.
passato: radio birdman, presente: ataris.
boh... spengo.
me ne vado a casa, sotto la pioggia.
lunedì, settembre 08, 2003
Linda scrive (connection reset by peer) :
"la mia scrivania: parole ricorrenti/flash/quello che mi circonda...
Snowboard, skateboard, Africa, Twiggy, Pitura Freska, Diabolik, 3D, techno,
Buddha, Goa, Technotronic, rave, 23, medusa,Star Trek, techno, Japan,
Space:1999, alter egop, cybernauti, rave, occhio, evolution, space night,
kl, bomba a mano, Dragonball, Yukio Mishima, Robert de Niro in "Taxi
driver", uno skin, un gangster,...fantascienza, 1976, zebre, ghepardi,
Matisse, un ninja, teknival, UFO, rave, Winnie Pooh, un samurai, Asterix,
acari, manga, Tibet, Buddha, la Terra, Inuit, Mongolia, aborigeni, Sicilia,
Giamaica."
"la mia scrivania: parole ricorrenti/flash/quello che mi circonda...
Snowboard, skateboard, Africa, Twiggy, Pitura Freska, Diabolik, 3D, techno,
Buddha, Goa, Technotronic, rave, 23, medusa,Star Trek, techno, Japan,
Space:1999, alter egop, cybernauti, rave, occhio, evolution, space night,
kl, bomba a mano, Dragonball, Yukio Mishima, Robert de Niro in "Taxi
driver", uno skin, un gangster,...fantascienza, 1976, zebre, ghepardi,
Matisse, un ninja, teknival, UFO, rave, Winnie Pooh, un samurai, Asterix,
acari, manga, Tibet, Buddha, la Terra, Inuit, Mongolia, aborigeni, Sicilia,
Giamaica."
lunedì, settembre 01, 2003
così siete tornati ? le città stavano meglio senza di voi.
giornata strana... cielo coperto, in treno ascolto grandaddy (sumday), in metro c'è parecchia gente seppur non sia ora di trasbordo lavorativo. al lavoro, faccio fatica e dopo mezz'ora abbandono ogni intenzione, perchè sono impazzito per i bootlegs: mix di brani, solitamente di diverso genere, che hanno come risultato un nuovo brano, solitamente bomba da ballare. mesi fa ne ascoltai un paio per radio, oggi scopro, che ci sono dei siti dedicati che raccolgono questi brani, slurp ! e buon ascolto !
durante la ricerca ho trovato anche questo blog: voi, ne sapete di più ?
giornata strana... cielo coperto, in treno ascolto grandaddy (sumday), in metro c'è parecchia gente seppur non sia ora di trasbordo lavorativo. al lavoro, faccio fatica e dopo mezz'ora abbandono ogni intenzione, perchè sono impazzito per i bootlegs: mix di brani, solitamente di diverso genere, che hanno come risultato un nuovo brano, solitamente bomba da ballare. mesi fa ne ascoltai un paio per radio, oggi scopro, che ci sono dei siti dedicati che raccolgono questi brani, slurp ! e buon ascolto !
durante la ricerca ho trovato anche questo blog: voi, ne sapete di più ?
sabato, agosto 30, 2003
ho sete !
in questi giorni è ripresa la "lotta" in val di lemme (provincia di alessandria) per opporsi alla costruzione di una cava (per la produzione di cemento nel vicino cantirere dell'alta velocità) nel sito di una sorgente di acqua oligominerale.: esempio lampante di quello che sta accadendo ad uno dei beni fondamentali della vita.
all'oggi, dopo una lunga estate calda la siccità è ricomparsa anche in italia, così per alcune ore in certi comuni è stata tolta l'erogazione dell'acqua ed abbiamo attraversato a piedi i letti dei fiumi: ci siamo resi conto del problema acqua. tanto per dare una statistica a margine del discorso: noi, italiani, siamo tra i primi consumatori al mondo di acqua minerale. Il grosso del problema riguarda l'intero pianeta, in trent'anni ci siamo bevuti il 40% delle risorse idriche e la previsione per i prossimi 20 anni condanna a morte quasi 3 miliardi di esseri umani che non potranno bere acqua potabile. tutto questo perchè effettivamente la terra si sta inaridendo, perchè le risorse idriche sono mal distribuite (sprechi nel primo mondo, scarsità nel resto), perchè gli acquedotti sono sempre più inquinati (voi bevete l'acqua del rubinetto, in città ?), ed in più come ciliegina della torta tre anni fa (presso il secondo forum mondiale sull'acqua) si è deciso che questo bene fondamentale può essere privatizzato, cioè non è più un diritto ma un bisogno che può essere regolato dal mercato. come l'energia elettrica: ce n'è poca: la paghi di più... la solita politica economica del: tutto è vendibile...
è il business del futuro, o già dell'oggi (in italia ci sono centinaia di aziende di acque minerali oltre alla società che gestiscono gli acquedotti che hanno come risultato una lunga serie di prodotti per soddisfare la sete), ed è ovviamente tema per fare una guerra (cioè fare altro business). diminuendo la quantità d'acqua e diventando un vero e proprio prodotto otteniamo subito un risultato: diminuzione della qualità ed aumento del prezzo; in america latina ed asia, l'acqua è già carissima (molto piè che qui), così questo bene diventa tema di tensione sociale (in bolivia la privatizazzione è fallita per la forte protesta di massa).
siamo davvero ai limiti... come era lo slogan ? "il mondo non è in vendita" no, è stato già venduto, dopo le terre anche l'acqua
in questi giorni è ripresa la "lotta" in val di lemme (provincia di alessandria) per opporsi alla costruzione di una cava (per la produzione di cemento nel vicino cantirere dell'alta velocità) nel sito di una sorgente di acqua oligominerale.: esempio lampante di quello che sta accadendo ad uno dei beni fondamentali della vita.
all'oggi, dopo una lunga estate calda la siccità è ricomparsa anche in italia, così per alcune ore in certi comuni è stata tolta l'erogazione dell'acqua ed abbiamo attraversato a piedi i letti dei fiumi: ci siamo resi conto del problema acqua. tanto per dare una statistica a margine del discorso: noi, italiani, siamo tra i primi consumatori al mondo di acqua minerale. Il grosso del problema riguarda l'intero pianeta, in trent'anni ci siamo bevuti il 40% delle risorse idriche e la previsione per i prossimi 20 anni condanna a morte quasi 3 miliardi di esseri umani che non potranno bere acqua potabile. tutto questo perchè effettivamente la terra si sta inaridendo, perchè le risorse idriche sono mal distribuite (sprechi nel primo mondo, scarsità nel resto), perchè gli acquedotti sono sempre più inquinati (voi bevete l'acqua del rubinetto, in città ?), ed in più come ciliegina della torta tre anni fa (presso il secondo forum mondiale sull'acqua) si è deciso che questo bene fondamentale può essere privatizzato, cioè non è più un diritto ma un bisogno che può essere regolato dal mercato. come l'energia elettrica: ce n'è poca: la paghi di più... la solita politica economica del: tutto è vendibile...
è il business del futuro, o già dell'oggi (in italia ci sono centinaia di aziende di acque minerali oltre alla società che gestiscono gli acquedotti che hanno come risultato una lunga serie di prodotti per soddisfare la sete), ed è ovviamente tema per fare una guerra (cioè fare altro business). diminuendo la quantità d'acqua e diventando un vero e proprio prodotto otteniamo subito un risultato: diminuzione della qualità ed aumento del prezzo; in america latina ed asia, l'acqua è già carissima (molto piè che qui), così questo bene diventa tema di tensione sociale (in bolivia la privatizazzione è fallita per la forte protesta di massa).
siamo davvero ai limiti... come era lo slogan ? "il mondo non è in vendita" no, è stato già venduto, dopo le terre anche l'acqua
mercoledì, agosto 27, 2003
lunedì, agosto 25, 2003
ci sono dei momenti in cui il crollo sembra davvero vicino: quando si manifesta la paura collettiva data da grossi eventi/tragedie; ricordo chernobyl, l'attesa per la prima guerra in iraq, l'11 settembre... e questi giorni, quando il mondo appare come una polveriera. è la paura che tutto si sbricioli, cominci a crollare, ma non è il crollo.
la paura è un sentimento che nasconde cosa sarà realmente il crollo. la paura nasconde...
l'oggi: iraq, uno degli esempi.
la paura è un sentimento che nasconde cosa sarà realmente il crollo. la paura nasconde...
l'oggi: iraq, uno degli esempi.
martedì, agosto 19, 2003
-OVERLOAD-
Il tanto atteso momento in cui il castello di carte che ci troviamo incidentalmente a vivere crollerà è vicino e brilla da lontano, anche se è proprio una mancanza di luce a segnalarcelo.
Sicuramente saranno balzati agli occhi di molti gli episodi di interruzione della fornitura di energia elettrica ripetutisi in questa calda estate, culminati nel lungo black out della città di new york la settimana scorsa.
L'allegro modello economico del quale facciamo parte trova nella crescita costante la sua ragione di vita; le aziende puntano irrinunciabilmente ad un rialzo del fatturato, le economie statali guardano con severa preoccupazione un segno negativo davanti all'indice Prodotto Interno Lordo, giudicandolo come un segnale di una politica economica poco azzeccata.
Da un punto di vista più terra terra, la crescita del fatturato (e del PIL) è causato da un aumento dei consumi: le aziende producono (e vendono) di più se c'è qualcuno (i consumatori, noi) che compriamo di più, questo è chiaro.
Tutto il sistema lavora affinchè i nostri consumi aumentino, ma il continuo incremento della quantità di beni consumati si reggerà in piedi finchè ci saranno abbastanza beni disponibili sul mercato. Finchè cioè l'offerta di un bene supererà o per lo meno eguaglierà la domanda che ne viene fatta, a noi consumatori non rimarrà che avere la disponibilità di denaro per acquistare, nella granitica certezza di poter avere tutto ciò che desideriamo a patto di poterlo pagare.
"Overload", questa è la parola magica che si nasconde dietro i black out di quest'anno: troppa richiesta di energia rispetto a quella disponibile, e le linee hanno ceduto. Troppa domanda rispetto all'offerta, non c'è elettricità per tutti quelli che la richiedono, pur potendola pagare.
Fare i conti con la limitatezza delle risorse a disposizione sul pianeta terra ci mette di fronte, per la prima volta in questi 50 anni di crescita costante, alla nostra responsabilità di singoli consumatori.
Non basterà più avere il denaro necessario, ciò che vogliamo dovrà essere disponibile e, anche solo mantenendo costante l'attuale ritmo di consumo, più saremo a consumare più difficile sarà recuperare i beni sul mercato.
Un paio di ore passate al buio: il piccolo segnale che il sistema economico radice dei tanti mali di cui soffriamo sta aprendo le prime crepe nella sua struttura che credevamo monolitica e inattaccabile.
Quando le crepe si allargheranno ci sarà da ridere.
finalmente.
Il tanto atteso momento in cui il castello di carte che ci troviamo incidentalmente a vivere crollerà è vicino e brilla da lontano, anche se è proprio una mancanza di luce a segnalarcelo.
Sicuramente saranno balzati agli occhi di molti gli episodi di interruzione della fornitura di energia elettrica ripetutisi in questa calda estate, culminati nel lungo black out della città di new york la settimana scorsa.
L'allegro modello economico del quale facciamo parte trova nella crescita costante la sua ragione di vita; le aziende puntano irrinunciabilmente ad un rialzo del fatturato, le economie statali guardano con severa preoccupazione un segno negativo davanti all'indice Prodotto Interno Lordo, giudicandolo come un segnale di una politica economica poco azzeccata.
Da un punto di vista più terra terra, la crescita del fatturato (e del PIL) è causato da un aumento dei consumi: le aziende producono (e vendono) di più se c'è qualcuno (i consumatori, noi) che compriamo di più, questo è chiaro.
Tutto il sistema lavora affinchè i nostri consumi aumentino, ma il continuo incremento della quantità di beni consumati si reggerà in piedi finchè ci saranno abbastanza beni disponibili sul mercato. Finchè cioè l'offerta di un bene supererà o per lo meno eguaglierà la domanda che ne viene fatta, a noi consumatori non rimarrà che avere la disponibilità di denaro per acquistare, nella granitica certezza di poter avere tutto ciò che desideriamo a patto di poterlo pagare.
"Overload", questa è la parola magica che si nasconde dietro i black out di quest'anno: troppa richiesta di energia rispetto a quella disponibile, e le linee hanno ceduto. Troppa domanda rispetto all'offerta, non c'è elettricità per tutti quelli che la richiedono, pur potendola pagare.
Fare i conti con la limitatezza delle risorse a disposizione sul pianeta terra ci mette di fronte, per la prima volta in questi 50 anni di crescita costante, alla nostra responsabilità di singoli consumatori.
Non basterà più avere il denaro necessario, ciò che vogliamo dovrà essere disponibile e, anche solo mantenendo costante l'attuale ritmo di consumo, più saremo a consumare più difficile sarà recuperare i beni sul mercato.
Un paio di ore passate al buio: il piccolo segnale che il sistema economico radice dei tanti mali di cui soffriamo sta aprendo le prime crepe nella sua struttura che credevamo monolitica e inattaccabile.
Quando le crepe si allargheranno ci sarà da ridere.
finalmente.
lunedì, agosto 18, 2003
You're No Rock'n Roll Fun
trasferta al gran completo (vari autori della mini) a brescia, alla festa di radio onda d'urto (emittente libera) per vedere il concerto delle sleater kinney unica data italiana all'interno di un mini tour europeo. festa estiva assortita con mega tendoni di cibarie (dal vegetariano al kebab...pizza...) che sino all'inizio del concerto sono state protagoniste assolute. in mezzo ai tendoni: banchetti e vendita di qualsiasi cosa possibile, il che mi ha stupito un pochettino, per essere all'interno di una festa di una radio libera (per cui controculturale): l'aspetto "vendita" era davvero forte, credo non fosse voluto in origine, semmai l'afflusso notevole di gente attira il "mercato"... lo sbattimento da parte dei ragazzi della radio (credo tutti in forma di volontariato) è enorme, ed in realtà il risultato è buono: tanti colori eraccolti assieme ed un po' di vita calorosa in mezzo ad agosto (mese solitamente morto per le città).
in lontananza si vedono arrivare fulmini e lampi dalle montagne: ahia ahia. il palco si accende e si presentano 2 ragazze ed un ragazzo, a nome origami, sono il gruppo di spalla, pare arrivino dall'australia. suonano mezz'ora scarsa, basso e batteria + una voce stridente / fastidiosa, ogni tanto tolgono e mettono una chitarra o un synth: alla fin fine niente di che se non un po di manierismo e tanti yeah yeah.
e poi comincia la pioggia... le nuvole arrivano proprio quando il set per le 3 SK è montato. fuggi fuggi nei tendoni...
chiacchere con la massa di gente attorno, con il pensiero: "se smette, suoneranno?" per una volta la mia vicenda concerti - pioggia (dopo un passato del tutto negativo) finisce bene: smette ! via i teloni dalle casse, cavi jack al loro posto, spie accese...
arrivano sul palco ben vestite (come credo facciamo di solito), un hello e via. la timbrica delle voci, delle chitarre e della batteria è la stessa dei dischi, c'è in più la realtà dell'esecuzione dal vivo, corin e carrie suonano quasi separatamente, sembra che sul palco ci sia una sola persona, in realtà c'è parecchia coesione nel suono e tra di loro; la batterista si agita su ritmi schematici, ripetitivi ed i suoi capelli volano via per il vento (ops: è un ventilatore...). 35 minuti, senza bis, ci fanno ascoltare il loro repertorio in ordine sparso, non sembrano dare particolare importanza all'ultimo lp (che compie giusto un'anno, dall'uscita) one beat. al termine, rimaniamo smarriti, per qualche attimo, perchè non facciano bis: ma no, è stato bello così.
trasferta al gran completo (vari autori della mini) a brescia, alla festa di radio onda d'urto (emittente libera) per vedere il concerto delle sleater kinney unica data italiana all'interno di un mini tour europeo. festa estiva assortita con mega tendoni di cibarie (dal vegetariano al kebab...pizza...) che sino all'inizio del concerto sono state protagoniste assolute. in mezzo ai tendoni: banchetti e vendita di qualsiasi cosa possibile, il che mi ha stupito un pochettino, per essere all'interno di una festa di una radio libera (per cui controculturale): l'aspetto "vendita" era davvero forte, credo non fosse voluto in origine, semmai l'afflusso notevole di gente attira il "mercato"... lo sbattimento da parte dei ragazzi della radio (credo tutti in forma di volontariato) è enorme, ed in realtà il risultato è buono: tanti colori eraccolti assieme ed un po' di vita calorosa in mezzo ad agosto (mese solitamente morto per le città).
in lontananza si vedono arrivare fulmini e lampi dalle montagne: ahia ahia. il palco si accende e si presentano 2 ragazze ed un ragazzo, a nome origami, sono il gruppo di spalla, pare arrivino dall'australia. suonano mezz'ora scarsa, basso e batteria + una voce stridente / fastidiosa, ogni tanto tolgono e mettono una chitarra o un synth: alla fin fine niente di che se non un po di manierismo e tanti yeah yeah.
e poi comincia la pioggia... le nuvole arrivano proprio quando il set per le 3 SK è montato. fuggi fuggi nei tendoni...
chiacchere con la massa di gente attorno, con il pensiero: "se smette, suoneranno?" per una volta la mia vicenda concerti - pioggia (dopo un passato del tutto negativo) finisce bene: smette ! via i teloni dalle casse, cavi jack al loro posto, spie accese...
arrivano sul palco ben vestite (come credo facciamo di solito), un hello e via. la timbrica delle voci, delle chitarre e della batteria è la stessa dei dischi, c'è in più la realtà dell'esecuzione dal vivo, corin e carrie suonano quasi separatamente, sembra che sul palco ci sia una sola persona, in realtà c'è parecchia coesione nel suono e tra di loro; la batterista si agita su ritmi schematici, ripetitivi ed i suoi capelli volano via per il vento (ops: è un ventilatore...). 35 minuti, senza bis, ci fanno ascoltare il loro repertorio in ordine sparso, non sembrano dare particolare importanza all'ultimo lp (che compie giusto un'anno, dall'uscita) one beat. al termine, rimaniamo smarriti, per qualche attimo, perchè non facciano bis: ma no, è stato bello così.
Iscriviti a:
Post (Atom)