venerdì, febbraio 25, 2005



Un disco che mette in crisi.
Di quelli...difficili, che un po’ ti vergogni a dire che lo ascolti perché sembra che te la tiri.
Di cui fai fatica a decifrare i codici che, tra l’altro, si dice non esistano.
Che non capisci bene che senso possa avere, fatto salvo l’equilibrio sottile fra piacere e sofferenza che ti dà, e le continue sensazioni, diverse ad ogni ascolto, colonna sonora per viaggi mentali.
Ma non è possibile che il ruolo degli autori sia così defilato, due musicisti in cerca d’autore.
Ci deve essere dell’altro.
Forse va cercato nei riferimenti letterari, forse nelle pieghe delle voci.
Ma finché non ne vieni a capo, resta un disco senza un preciso significato.
Solo in questo, come tanti altri.

È questo.

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