domenica, ottobre 24, 2004

Concerto di Stefano Giaccone e Mario Congiu, venerdì sera al Morya, vicino a Brescia.
Due chitarre, sax, batteria e tastiere. E voce, naturalmente. Il tour di un CD di cover italiane, associato a un excursus live sulla carriera di Giaccone, dai Franti di No Future, agli Howth Castle di Of winds and shores, cantata da Congiu.
Un riassunto di anni di carriera, fatto attraverso riarrangiamenti quasi springsteeniani e versioni con un taglio più autoriale. Eppure un riassunto che non dà il senso di una chiusura, ma quella di una continuità, della consapevolezza della forza delle proprie radici. Più un guardare nel proprio bagaglio andando avanti che non un fermarsi un attimo e voltarsi indietro.
D’altra parte le cover del CD non sono (solo?) il romanzo di formazione del giovane Giaccone, ma anche la dimostrazione di una continuità della canzone popolare italiana, fra un De Andrè contemporaneo dei Franti e un Fossati di poco più di dieci anni fa.
Un concerto denso di significati (più o meno espliciti), bello (ma non poteva essere altrimenti data la forza del repertorio), in un ambiente con un pubblico eterogeneo, per cultura, età, esperienze e chissà cos’altro.
Musica popolare, appunto.

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