sabato, dicembre 28, 2002

Ripensavo oggi a uno scambio di battute su Fastidis in occasione della scomparsa di Joe Strummer.

Andrea: tra crass e clash, 90 volte su 100 clash.
Bruce Khetta [che poi sono io…]: Musicalmente più stimolanti, immediati e ascoltabili i Clash, politicamente più intelligenti e complessi i Crass.
Creare (volontariamente?) contraddizioni
contro
dare l'esempio.
Per me è un 2-2.

Ora, tralasciando le questioni politiche e restando fermo sulla tesi del pareggio, direi piuttosto così: leggo più volentieri i Crass, ascolto più volentieri i Clash.
Se devo pensare a quand’è stata l’ultima volta che ho ascoltato i Crass devo tornare indietro ad almeno tre anni fa. In compenso mi trovo spesso a leggere i loro scritti su ANOK4U e ancora più frequentemente il bellissimo testamento/bilancio pubblicato in “Best before”.
L’ultima volta che ho ascoltato i Clash è invece piuttosto recente, ma il libro coi loro testi tradotti, pubblicato dall’Arcana, se ne sta sullo scaffale con due dita di polvere.
Certo, così il tutto è un po’ troppo semplificato (ci sono ovviamente belle canzoni dei Crass e ottimi testi dei Clash), ma se devo pensare alla cosa migliore dei Crass penso alla bontà dell’idea d’indipendenza e alla coerenza con cui è stata praticata, mentre dei Clash ammiro l’avere pensato e praticato l’internazionalismo musicale, e quindi culturale, con grande intelligenza e apertura mentale.
Che poi quest’ultimi siano stati più fruibili (qualcuno l’ha fatto notare sulla message board) non riesco davvero a vederlo come un difetto, anzi, l’aver rappresentato un’esperienza condivisa da così tante persone fa alla fine quasi pendere la bilancia più dalla loro parte.
Ma non esageriamo, al massimo, 51 volte su 100 Clash.

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